mercoledì, giugno 06, 2007

Una settimana o poco piu'.


Sunset of Joy

Una settimana o poco piu'.

Un anno vola via come una tazza di caffe'.
Anche se a piccoli sorsi.
Immagina se tutta d'un fiato.
E una settimana sembra piu' lunga dell'attesa stessa.

Che quello che hai lasciato lo sai soltanto te.

Che la colonna sonora di Badly Drawn Boy diventa perfetta.
Ricordi talmente belli.
Che a ricordarli fanno male.
E la musica.
Per quanto dolce possa sembrare.
Si porta dentro lo stridore del violino.
Piacevole tortura alle fibre nervose che mandano impulsi al motore che ti porti dentro al petto.
Sottointendo il cuore.
E ti chiedi se mai sara' ancora.
Se mai sara' ancora il vivere leggero.

Che se la gente.
Soltanto un momento.
Smettesse di ripetere: "Non posso, non posso."
E tornasse a lottare per raggiungere, o soltanto inseguire i propri sogni.
Forse ci sarebbero in giro piu' visi stanchi.
Ma forse anche piu' felici.

Ciao Australia.
Ciao Fremantle.
Ciao Old Fire Station.
Ciao compagni di viaggio.
E anche a chi mi ha fatto tremare.
Di fronte al tramonto perfetto o sulle strade del Trip of Joy.

Ciao.

Cuori in Atlantide

Prima dell' ultimo post voglio dire soltanto che tornera' attivo il mio blog di sempre.
Il nome e' Cuori in Atlantide.
L'indirizzo e':

www.quadre10.blogspot.com

Vi abbraccio.
In attesa del prossimo viaggio.
r.

domenica, maggio 20, 2007

Strane creature


Thorny Devil



Mestro di mimetica

Il delfino e il grande volo



Sulla strada che porta ai delfini.
Con Forrest che tocca quote importanti.
Numeri che sanno di ricordi.
Di un camioncino che si gira da quindici anni il continente.




Gli scappava da ridere

E prima di arrivare.
Ai delfini.
Ti capita la spiaggia delle conchiglie.
Miliardi e miliardi.
Pezzettini di case sottomarine.
Integre.
O frantumate.
Tutte li a prendere il sole.
Che te lo riflettono dritto negli occhi.



E te lasciati andare.
Che se arriva un colpo di vento e gli occhi li chiudi.
Puo' capitare che te ne voli via.

Ancora un po' di Kalbarri




Dalla Hutt River Province.
Su per la strada sterrata.

Per quasi duecento chilometri.
Con Forrest che salta.
Ormai tramutato in canguro.
Respirando terra rossa.
Fino a raggiungere il parco nazionale di Kalbarri.
Con le sue coste che si tuffano a picco nell'oceano.
E il Canyon scavato dal Murchison River in sesanta mila anni.



Da sedersi e mirare.
Rimirare.
E ascoltare il silenzio.
Che si mischia al profumo della vegetazione.
Che nel canto del cigno autunnale si e' messa in tiro.
Ballo di fine anno prima delle vacanze invernali.

Principi e carri armati



Ancora in viaggio.
Ancora una volta su per la West Coast.

Con altre cose da scoprire.
Come la Hutt River Province.
Un posto di quelli che sulle cartine non lo troverai mai.
In realta' e' uno dei luoghi piu' curiosi del mondo.

La storia in breve.
C'era una volta una coppia di contadini.
Il signor Leonard e sua moglie Shirley.
Gente dedita alla semina e alla raccolta del grano.
Ma non solo.
Un giorno alla fine degli anni sessanta scoprono un errore.
Non stiamo parlando di ha senza l'acca di un bambino alle elementari.
L'errore, la mancanza, sta, udite udite, nella costituzione britannica.
I due scoprono che da un giorno all'altro possono secedere dal Commonwealth e ovviamente dallo stato Australiano.
Non perdono un solo secondo.
E' una corsa contro il tempo.
Sarebbe troppo facile per l'Inghilterra cambiare la legge tempestivamente.
La scolorina era gia' stata inventata.
Sta di fatto che i due riescono nell'impresa.
Il giorno prima coltivavano frumento.
Il giorno dopo vengono nominati Principe Leonard e Principessa Shirley.
Il loro Regno stato sovrano e' La Hutt River Provice.
Uno stato grande come una fattoria.
Dove il principe e' anche il direttore dell'ufficio postale.
Ma sopratutto veglia sul dipartimento immigrazione (che e' sempre dentro l'ufficio postale).
Si...
Perche' essendo uno stato indipendente al di fuori di ogni istituzione necessita di visto per entrarvi.
La cosa fantastica e' che il principe vi timbra il passaporto.
Come se foste in un altro continente.
Ma non solo.
Il principe riceve regolarmente lettere papali.
Inviti a banchettare dalla regina Elisabetta.
Viene nominato paladino della liberta' dal governo giapponese.
E ti mostra con orgoglio la galleria fotografica che lo ritrae al fianco delle famiglie reali di tutto il mondo.

La Hutt River Province.
Due cittadini effettivi.
Grossa come una grande fattoria.
Ha moneta corrente.
Francobolli.
E un esercito proprio.
Un carrarmatino.
L'esercito viene radunato solo nelle occasioni speciali.
Come negli anniversari della secessione.

Note per gli acquisti...
Al prezzo di trecento dollari australiani potete comprare il passaporto quinquennale.
Diventando cittadini ufficiali della provincia.
Che oggi ne conta quasi tredicimila.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' il carrarmatino del risiko.

mercoledì, aprile 11, 2007

Forrest

Senza titolo



Del sognare.
Che ogni giorno ci sia il tempo.
Per ascoltare la propria canzone preferita.

Dell'infinito bisogno di bellezza.
Nel viaggio.
Alla ricerca dell'arte nelle piccole cose.
E in quelle grandi.
Grandiose.
Pure.
Che quando vedi Il giardino delle vergini suicide.
Con gli Air che la fanno vibrare.
L'aria che si portano nel nome.
Con gli occhi di Kirsten Dunst.
Che quando guidi nell'Outback australiano.
Che il nord e il sud.
L'est e l'ovest.
Di differenza non ne fanno.
Il vuoto del guidare per ore.
Giorni.
Nel silenzio del nulla.
Al secondo giorno della creazione delle cose.
Che poi.
Le stelle erano gia' li in alto.
Da farti mille milioni di domande.
A cui risposta non puoi dare.
E allora zitto.
Occhi in alto.
Questione di cicli.
Che l'autunno ritorna sempre.
Con le sue foglie rosse.
Le nebbie.
E le caldarroste in piazza del Duomo.
E forse ci sembra cosi' bello.
Perche' arriva dopo un'estate caldissima.
La bellezza della sporcizia.
Del disordine Gitano.
E zingaro.
Nomadismo e furbizia.
La casa polverosa di Gatto nero Gatto bianco.
I film di Kusturica.
Delle piccole orchestrine.
Dove nessuno ha il dono del conoscere le note.
Ma il risultato finale.
Quello.
E' sempre ben piu' grande della matematica somma delle parti.
Dell'immaginarsi Bob Dylan seduto in un caffe'.
Il giorno che butta giu' Don't think twice.
It's alright.
Sulle pagine di un taccuino.
Le nuvole e i fulmini di un ciclone tropicale.
Le cose vecchie.
Palazzi che cadono a pezzi.
Dimora di pazzi.
Million Dollar Hotel.
La decadenza degli imperi che furono.
Poter passeggiare in un vicolo di Venezia.
Senza sentirne il peso soffocante della storia che si porta dentro.
La bellezza degli addii.
Che ti prendono.
Salgono su per le spalle.
Ti accarezzano il collo.
Ti cingono la gola in un abbraccio mortale.
Quasi.
Apparente o no.
Ma dopo un addio manca sempre il respiro.
Ancora gli Air.
You're my playground love.
My favourite flavour.
Le canzoni di Jack Johnson.
Forrest Gump.
Le classifiche di Nick Hornby.
Guardare la citta' dal tetto del palazzo piu' alto che c'e'.
Dormire al faro.
Con le navi che rientrano al porto dopo una notte in mare.
Bere l'acqua di un fiume.
Giocare a calcio sotto la pioggia.
Correre sotto la pioggia.
Ballare sotto la pioggia.
Addormentarsi sotto la pioggia.
Su un prato.
Che quando ti risvegli non sei nemmeno sporco.
Sei solo piu' stanco di prima.
Ma poco importa.
Perdersi in Fremantle.
Lost in Freo.
Tuffarsi da quindici metri.
Ed esplodere nell'aqcua.

Delle foreste.
Del fare l'amore.

giovedì, aprile 05, 2007

Ben e gli altri


Ben Harper

Fremantle.
Dal chiosco dell'Old fire Station.

Dopo due giorni di musica.
Bevuta direttamente dalla fiaschetta.
Blues e radici.
Che quando vai ad un concerto dove suonano quattro delle tue band preferite tutte assieme e' paura.
Con un dettaglio.
Il festival ha la sua casa in un parco.
Il parco dove vado a correre la sera.
Il parco a cento metri dall'Old Fire Station.
Gente che si fa due giorni di viaggio per venire qua e te ci abiti a trentatre' secondi di cammino.

E poi gli artisti.
No stop.
Dalle undici del mattino alle dieci di sera.
Con un pomeriggio caldo che suona di Gomez.
Colonna sonora dei magici giorni di Lille.
E il raggae di Lee Perry.
Detto "Scratch".
Questa creatura di settant'anni.
Che ti fa ballare ad andamento lento.
Lo stesso che un giorno si costrui' uno studio di registrazione nel cortile della sua casetta in Jamaica.
E inizio' a registrare Bob Marley.
Diventando il suo primo produttore.




E poi Xavier Rudd.
Che giustamente suona col sole che se ne va giu' pian piano.
Giusto palcoscenico per uno che quando suona ti incanta.
Quindicimila persone rapite per un'ora.
Con quel didgeridoo che ti manda a male.
Ascoltatevi Fortune Teller e Let me be.

E poi i Cat Empire da Melbourne.
E John Butler.
L'idolo di casa.
Lui che inizio' a suonare al Mercato di Fremantle.

Poi John Mayer.
Con le ragazzine che si sciolgono.

Poi Missy Higgins.
E li' mi sciolgo io.

Ma e' tutto un aspettare.
La dolce e vibrante attesa.
Che arrivi la sua musica.
Ti prenda e ti porti via.



Ben Harper.

Che quando sale sul palco e attacca With My Own Two Hands.
E' esplosione.
Tutto il resto va a finire nel cassetto dei ricordi.
Miglior concerto della tua vita.
Che tante volte cerchi di capire come mai alcuni artisti sono bravi.
Altri sono famosi.
E altri sono considerati dei Profeti.
Che muovono.
Anime, cose e cuori.
In giro per il mondo.

E Ben Harper te lo spiega.

Con una chitarra appoggiata sulle ginocchia.
Un cuore che respira di musica.
E un'anima che batte di passione.

Grazie Ben.

martedì, aprile 03, 2007

Rock star party


Io (versione Blues Brothers) e Alex in Axl Rose

Fremantle.
Old Fire Station.

Nuovo party in costume.
Dopo due mesi di astinenza dall'ultimo.
Il tema questa volta e' la Musica.
Vestirsi da Rock Star.
O cantante.
O cantautore.
Da incontrare Axl Rose.
I ragazzi della reception che diventano i Kiss.


Il bello

Nico il francese che e' gia' di natura Ozzy.


Ozzy

Lee Tattoo che va a vincere il primo premio vestito da Bilie Idol.
Caroline in versione Bjork.
E poi un fantastico Mark in versione Freddie Mercury nel video di I want to break
free.


Mark Mercury

Semplicemenete perfetto.
E poi ancora.
Courtney Love.
Britney Spears.


Britney nella performance al Karaoke





Avril Lavigne.
Kid Rock.
Questa volta sono in coppia con Elia.
E dopo aver visto nel pomeriggio uno dei migliori film di sempre decidiamo di provarci.
I Blues Brothers.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' Micheal Jackson.

mercoledì, marzo 28, 2007

Fuoco




Fremantle.
Dal centro di questa magica citta'.

Con il Grand Hotel che esala l'ultimo respiro.
Bruciando.
Illuminando di fiamme un cielo che sta per tramontare.
Il canto del cigno nell'ultimo disperato tentativo di stupire.
Che ci vorrebbe Paolo Conte.
Che ti canta di una milonga di Buenos Aires.
Scene al rallentatore di pompieri con le loro autopompe.
Come a pisciare nell' Oceano.
Che solo le sirene ti riportano alla realta'.



E poi il calore.
E' la prima volta che assisto ad un vero incendio.
E' incredibile.
Inizi a sentirne il caldo a cento metri di distanza.
Un caldo vero.
Di quelli che ti bruciano gli occhi.
Come se fossi seduto di fronte a un falo' in una stanza troppo piccola.

E poi il crollo.
L'Hotel che implode.
Divorato da un buco nero che si porta dentro.
Lasciando intatte solo le mura esterne.
Perfettamente conservate.



E le facce dei bambini che guardano il Fuoco.
E' una di quelle cose senza prezzo.
Che per i prossimi tre anni sogneranno di diventare pompieri.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' Grisu'.

Il giorno e la notte


L' Old Fire Station di notte

Fremantle.
Old Fire Station.

Altro giro di giostra.
Lavoro in ostello.
Night Manager.
Che detto cosi' sembra pure serio.
Lavoro di quelli che ti cambiano i ritmi biologici.
Che di notte bisogna rimettere a letto quelli che ci sono andati giu' pesanti.
Con la birra.
E quando ci sono in giro gli Irlandesi diventa la norma.
Che ci mancherebbe che ti chiedono di raccontargli una storia prima di addormentarsi.

Pochi gli imprevisti per fortuna.
Un solo blackout.
Una notte intera senza corrente.
Che poi se ci pensi sei pure fortunato.
Che di notte la luce ti serve solo se devi andare in bagno.
Per tutto il resto invece il buio diventa alleato importante.

E poi un paio di serate high.
Dove alcuni pensavano di volare.
E si lanciavano dal tetto per raggiungere il dormitorio delle ragazze.
Scena di altri tempi.
Il ratto delle Sabine.
L'assedio alla cittadella.
E le ragazze per prottegere il loro rifugio rovesciavano pentoloni di olio bollente sulle teste degli invasori.

Giorni di partenze e nuovi arrivi.
Storie che si incrociano.
Eoin e Sara.
Che si sono conosciuti qui dentro.
E ora vanno a vivere assieme in Inghilterra.
In attesa del magico visto che gli permetta di trasferirsi a Fremantle.

E il clan italia che si allarga piano piano.
Nove mesi fa ero da solo.
Adesso siamo in nove.
La cosa bella e' che Mark, un ragazzo inglese, si e' fatto spedire da sua madre le cassette per imparare a parlare in Italiano.
E quando Cero ed Elia cucinano e' quasi uno show.
Olio di Oliva.
Sempre sia lodato.

Giorni di allenamento a Ping Pong.
Che qui e' quasi una religione.
Ogni mese c'e' il torneo.
Con premi ricchissimi.
Ma la cosa importante e' il trofeo.
Dove viene marchiato a fuoco il nome di ogni vincitore.
Con Big Richard (quello vestito da Obelix) che ha vinto l'edizione di Febbraio.
E va fatto cadere dalla montagna.

E poi...
Colonna sonora di giorni felici.
I Fletwood Mac.
Gli ottanta che tornano magicamente a vivere.
Da rispolverare le converse.

mercoledì, marzo 21, 2007

L'ebbro peso del vino


Notti inaspettate

Storie di notti inaspettate.
Dispersi nel buio di Margaret River.
Che buio non e' buio con una luna piena.
Che viene su a ad andamento lento.
Passo blando.
Dalle colline all'orizzonte.

Finito il lavoro.
Finito il tetto e finita la casa.
Con piacevoli sorprese.
Alex.
Il manager dell'Old Fire Station.
Mi chiama per dirmi che sta per passare il week end a Margaret River in compagnia di Stephanie.
Amica storica dei primi giorni australiani.
E l'incontrarsi diventa dovere.

Passiamo la notte sulle colline.
Nella proprieta' di Curt.
Un avvocato di Perth che e' anche il padre del migliore amico di Alex.
Che si e' costruito una casa faraonica nel mezzo del nulla.
E le ha dato un nome.
Vera Cruz.
Che il nome alle cose e' un modo per darle pure un'anima.


Il portico di Vera cruz


Vera cruz

Grigliata sotto le stelle.
E doccia.
Direttamente dal pentolone.
A piedi nudi in mezzo ai campi.
Con il rumore della tempesta di onde.
Di quell'oceano incazzato che e' a pochi chilometri.

E gli incontri, in una terra dove le centinaia di chilometri di distanza sono la norma, diventano speciali.
Quasi rituali.
Con bicchieri di vino a fare da testimoni.
Strorie di locande in mezzo al nulla.
Che nell'universo fisico fatto di coordinate geografiche non dovrebbero essere.
A volte pero' le coordinate non sono tutto.
A volte il ricordo di un posto visitato da bambino ti riporta a piacevoli sorprese.
E cosi', guidati da Curt, arriviamo alle cantine Treeton Estate.


La coppia

Dove il marketing non e' ancora arrivato.
O meglio.
Vive nella sua massima manifestazione.
Quella della genuina passione per un prodotto.
Che i due proprietari nelle vene non hanno il sangue.
Hanno fiumi di Cabernet nelle arterie.
Che si trasforma in Shiraz ad ogni boccata di respiro.
Ossidazione a modo loro.

Lei.
La donna della Guadalupa.
Con il sorriso che non finisce mai.
Quello del made in Caraibi.
Che di chili ne fa poco meno di cento.
Ma quando balla con Bacco a fare da orchestrante vola leggera come la piuma di Forrest Gump.


Il gigante buono

Lui.
Il genio.
Il mastro piu' lindo di tutti i detersivi.
Duecento chili.
Da non poter smettere di guardarlo.
Da non poter smettere di ascoltarlo.
Sa tutto.
La solitudine della campagna australiana lo ha portato a leggere tutto.
Ti piazza un monologo sulle imprese di Annibale e dopo due secondi allaccia il tutto alla bufala dei prodotti biologici.
Che anche in australia.
Purtroppo e' questione di chi paga per avere il marchio.
Ma poco importa.

La cosa tremenda e' che i tre litri quotidiani di vino portano ad interpretazioni storiche originalissime.
Da scriverne libri.
Raccontati con un tono monocorde.
Un LA bassissimo che non varia per ore.
Con battute esilaranti che ti fanno piegare.
Ma lui non ti da il tempo.
La sinfonia continua.
Passiamo quasi un'ora a discutere del fatto che io non posso essere italiano.
In quanto gli ricordo un torero incontrato trent'anni prima durante il suo viaggio in spagna.
Dice di non offendermi se da quel momento in poi iniziera' a chiamarmi Ricardo The Famous Spanish Bullfighter of Barcelona.
Nome completo ogni volta che mi chiede se voglio del vino.
Dice di non amare le abbreviazioni.

E poi la scena perfetta.
L'epifania.
L'illuminazione.
Una di quelle cose che fara' a pugni con poche altre scene della mia vita.
Per assicurarsi l'ultimo ricordo in punto di morte.

Che ci vorrebbe Nando Martellini a farne la teleradiocronaca.
Dieci volte campioni del mondo.
Immaginatevi l'uomo gigante.
La faccia piu' gonfia delle mongolfiere Nepalesi.
Il rosso del naso piu' rosso della terra di Siena.
Che vi parla.
Che i bicchieri di vino non riesci nemmeno piu' a contarli.
Litri di vino che diventano chili.
Sommati ad altri chili.
Che il corpo gli si gonfia ad ogni trangugiata.
La metamorfosi e' inarrestabile.
Sei li' che aspetti che dopo un esplosione si trasformi in una farfalla e se ne voli via.
E questo si chiamerebbe Fellini.
Invece.
Sai che qualcosa di strano sta per accadere.
E il tuo cervello e' troppo avido di fotografie.
Mette il rallentatore.
Effetto matrix.
Diventi il testimone privilegiato di una scena che nel mondo reale dura un millisecondo.
E invece vuoi il vino, vuoi la magia degli eventi, si dilata.
Diventa infinita.

L'ultimo bicchiere sta per essere terminato.
Una goccia di Shiraz gli schizza dalla fessura tra i due incisivi andando a macchiare la maglietta.
Il caldo gli fa sudare la fronte.
Sembra una fontana.
Eccesso di polifenoli nel sangue.
Respiri tanninici.
Riverberi dal diaframma.
Che vanno a congestionarsi alla bocca dello stomaco.
E quando tenti di comprimere un pallone aereostatico gli effetti sono aime' talvolta prevedibili.
In un caso di variabili entro la media un Nostradamus moderno potrebbe facilmente prevedere un emissione d'aria dalle fauci comunemente chiamata "rutto".
Lo stesso che per i neonati e' definito teneramente "ruttino".
Ma per lui.
Per questa creatura geniale divertente e orchesca no.
No.
Cio' che ne esce e' una compressione di aria dalle dimensioni titaniche.
Ciclopica.
Pantagruelica.
Giganti incatenati nella fornace di un vulcano.
L'espansione vettoriale della bonbardata nucleare che gli riverbera dai meandri del corpo e' assolutamente anti fisica.
Contro ogni legge scolastica e libresco liceale.
L'esplosione dovuta da una remota implosione si dirama in orizzontale e in verticale.
Spirali della danza di un derviscio.
Orgasmo di natura bestiale.
E le gambe della sedia iniziano a scricchiolare.
E' la faglia di sant' Andrea che sta schiacciando il proprio pacco sul fondoschiena della signorina Tijuana.
Alle porte del messico.
Tettonica a zolle.
E l'eccitazione e' troppa.
La sedia esplode.
Polverizzata.
Nebulizzata.
E lui.
Il genio.
Si ritrova sospeso nell'aere.
Poesia dantesca.
La levitazione del gigante.
E non e' un'allucinazione.
L'espressione che ne deriva e' quella di Willie il Coyote prima di precipitare giu' dal canyon.

Il congedo e' quasi commovente.
Il volo interminabile.
La testa che si piega all'indietro.
Il bacino va incarpiendosi.
Le braccia iniziano a volteggiare.
Remando cercando l'attrito dell'aria calda e umida.
Cio' che sta accadendo e' epico.
E' il baricentro del terremoto.
Una nonna copre gli occhi del nipotino.
Visione traumatica.

E il tonfo.
Profondo.
Buio.
Infinito.
Gandalf che abbandona la compagnia dell'Anello.
Nella fossa insieme al Balrog.
La madre di tutte le cadute.


La caduta degli dei

E l'illuminazione finale e' li' davanti a te.
Sei stato spettatore involontario di uno di quegli eventi che ha cambiato il nostro tempo.
Per scoprire la gravita' Newton venne illuminato dalla mela che gli cadde in testa.
Invece la caduta del gigante buono (non in testa perche' se no muori) ti porta ad una scoperta ancora piu' importante.

Che.
Quaranta bicchieri di vino.
Pesano piu' di uno soltanto.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' Ricardo the famous spanish bullfighter of Barcelona.

Varie da Vera Cruz


Vera Cruz


Alex


Stephanie versione lavandaia. (notare la birra alle otto di mattino...)

mercoledì, febbraio 07, 2007

Margaret River



Margaret River.
Quattro cd a sud di Perth.
Che in ore fa tre e mezza*.

Lavoro in una fattoria nel mezzo del nulla col mio amico russo Greg.
In Australia, e in particolare nella campagna australiana, e' tuttto abbastanza relativo.
Arrivi in una fattoria per riparare il pavimento e dare una verniciata ai muri.
Roba di tre o quattro giorni.
E iniziano le sorprese.
Scopri che il tetto della casa sta su per miracolo.
Si' perche' le White Ants (Termiti) durante i bagordi degli ultimi vent'anni si sono divorate le travi portanti.
E allora ti armi di mazza e tamburo e distruggi tutto quello che hai a portata di martello.
Che la casa per tornare ad essere casa deve passare attraverso uno stadio larvale.
Come dire.
Milano-Torino via Medellin.


Che se piove siamo fatti


Medellin


Di nuovo casa

Il boss, Terry, visto il gran casino e le nuvole di polvere che imbiancano la casa, decide di fare.
Fare nel senso di fare.
Il trenta che diventa trentuno.
E allora dai che si costruiscono altre due stanze.
E perche' non costruire una recinzione che protegga il frutteto.
Toh... forse sarebbe meglio costruire un trampolino a rete per i nipotini.
Cosi' passano i giorni.
Le settimane diventano tre.
Impari a mettere il parquet.
E a fare i muri in carton gesso.
La sera dai una sgasata al quad per andare a riprendere le pecore.


Greg che spara e il mio mezzo recupera pecore

Pastore a quattro ruote motrici.
Che la proprieta' e' davvero immensa.
Con tanto di laghetto per rinfrescarsi tra un turno e l'altro.
E poi Sergei, l'altro giramondo russo, che torna ogni sera dalla giornata di pesca con aragoste e scampi.
Perche' dopo una dura giornata di lavoro c'e' Terry che cucina cene da capogiro.


mmmmm


Sfilata modelli giuditta prima di finire in pentola

Che non fai in tempo a mandar giu'.
Che gli occhi si chiudono.
Stanno aperti solo per gli Australian Open di tennis.
O meglio.
Quando gioca la Sharapova.

La sera poi si spara.
E' troppo importante tenere sotto controllo i milioni di conigli che girano aqua attorno.
E il braccio inizia ad essere fermo.


Affinamento

A proposito di Margaret River.
Ancora una volta il South West Western Australia si rivela essere la parte piu' bella di questo continente.
Da Perth in giu' e' davvero tutto bellissimo.
Con un clima clemente.
Un caldo sopportabile e le sere fresche.
Pochissima gente.
E paesaggi da cartolina.


Big Papa Greg che si rinfresca nel lago

Margaret River e' famosa per due cose.
Il vino e il surf.

Qui si producono i migliori vini australiani.
Ogni proprieta' ha un vitigno.
Chi per diletto.
Chi per professione.
E sono davvero ottimi.
Con un rapporto qualita' prezzo che purtroppo mettera' a dura prova le nostre produzioni nei prossimi anni.
Qui le scale di produzione grandi a non finire permettono di mantenere prezzi competitivi anche per vini di alta qualita'.


Onda

A proposito del surf.
Margaret River' uno dei migliori spot Australiani.
La coppa del mondo di surf passa di qua ogni anno.
E la competizione Margaret River Classic attrae surfisti da ogni angolo del pianeta.
Purtroppo le onde sono sempre cattive.
Che per i principianti e' un po' un problema.
Ma forse e' meglio cosi'.
Ogni tanto bisogna fermarsi e guardare chi le cose le sa fare per davvero.

Un'ultima cosa.
Fa davvero strano parlare con i padroni dei locali, con i produttori vionicoli, o con chiunque abbia un'attivita'.
Sono tutti alla ricerca di manodopera.
E pagano davvero benissimo.
In media il doppio che nella affollatissima east coast.
E fa effetto vedere ragazzi e backpackers rimanere intrappolati tra Sydney e Melbourne quando di qua le occasioni sono infinite.
The West is the best.
Lo diceva pure Jim.
Pero' non ditelo troppo in giro che se no mi affollano pure di qua.

Stasera la Sharapova non gioca.
E gli occhi si stanno per chiudere.
Da Margaret River.
La fattoria in mezzo al nulla.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' il santo bevitore di Tavernello.

*P.s.: chi fosse interessato a una nuova via per misurare il tempo in musica... vi lascio il link di una cosa che scrissi qualche mese fa.
Se raccogliamo le firme per farla passare vi prometto cd a tre euro la copia.

MISURARE IL TEMPO

Del provarci


Derby

Vi racconto una storia.

Le protagoniste sono le Banane.
Qualche mese fa, appena arrivato in Australia, ci fu un enorme ciclone.
Una di quelle furie distruttive a cui i metereologi appioppano nomuncoli da scorreggia.
Tipo l'uragano Farty.
O la trombetta d'aria Fuffy.
In realta' qua i cicloni sono cose serie.
Vittime.
Case distrutte.
E intere regioni agricole rase al suolo.
A subire i danni piu' ingenti fu la regione tropicale.
Dove si coltivano le banane.
Appunto.
Il prezzo balzo' in poche settimane da 2 dollari e spiccioli al chilo a 12.
A volte adirittura 15 dollari per un mezzo casco.
Sui bancali dei supermercati a fianco delle banane venivano esposti cartelli.
A volte scritti a mano.
Con scritto sopra: "Scusateci per il prezzo delle banane, purtroppo il ciclone ha distrutto la quasi totalita' dei raccolti".
Fin qui nulla di strano.
Se non un pizzico di filantropia che dalle nostre parti sta sparendo pian pianino.
La cosa strana e' che gli australiani aumentarono il consumo di banane in quel periodo!

I miei cari economisti potranno obiettare.
Che somari questi australiani.
Perche' non importano quintalate di banane Chiquita dall' Ecuador?

Provate a fare la stessa domanda a un australiano medio.
La sciura Maria per intenderci.
Vi ride in faccia.
La priorita' e' proteggere la propria economia.
Provate a osservare sulla tavola di un australiano.
Su trenta prodotti, ventinove avranno scritto Made in Australia.
E non e' un caso.
Un signore di Margaret River, al supermercato, compra le uova prodotte a Margaret River.
E se lo guardi strano ti dice che e' un buon modo per sostenere la comunita'.

Un'altra cosa divertente.
In Australia c'e' questa cosa strana che a me fa impazzire, ma molte persone al solo odore vomitano.
E' la vegemite.
Un estratto di grano e lievito piu' nero della pece e piu' salato del mar morto.
Ma poco importa.
Se un Australiano ti chiede:"Ti piace la Vegemite?"
E tu rispondi:" Si, ma preferisco la Marmite (che e' la stessa cosa, ma prodotta in Nuova Zelanda)"
Ti fulmina con gli occhi.
Prima cosa e'.
Proteggere e sostenere il made in Australia.

Ora.
Un anno fa finivo il master in Bocconi.
In realta' il mio master fini' qualche mese prima.
Ben prima del reale termine dei corsi.
Spazzando via quel poco che rimaneva di un interesse nei confronti di una cosa bellissima governata da avidi ratti.
Sottindendo all'Economia.
Fini' quando un'infervorata professoressa di una materia fuffa che si chiamava tipo Economia e Mercati Internazionali.
Dall'alto della economica scienza profusa.
Addusse.
Bisogna ESTERNALIZZARE.
I costi in Italia sono troppo alti.
Dobbiamo andare a produrre in Romania, in Bulgaria e cosi' via.
Ma dobbiamo proteggere il marchio.
Dobbiamo proteggere il Made in Italy.
Salvo poi chiamare il marchio...
Brand.
Icona e marchio delle stronzate "made in" una mente lentamente mangiucchiata dalle camole del miele.

A me sinceramente sembra di vedere il signorotto di paese che ha una moglie fighissima.
Ventenne.
Bionda.
Col culo di marmo.
Che si scopa pure il giardiniere.
Ma poi alle feste signorotto e teenager ci vanno assieme per tenere pulita la facciata del loro matrimonio.

Come puoi avere il coraggio di insegnare una cosa del genere a ragazzi che tra qualche anno magari saranno dietro le cabine di comando di aziende e multinazionali.
Come puoi dire a uno studente.
Fottitene del tuo territorio.
Punta al profitto.
Punta al profitto.
Punta al profitto.
Devi raggiungere l'obiettivo.

Il profitto e' cio' che ci tiene in vita.
Ma deve essere compatibile con quello che ci sta attorno.
E qui e' sempre valido il sano e rustico principio del comincia a preoccuparti del tuo piccolo.
Prima di pensare a bilanci milionari.
Che se no i risultati sono Telecom.
E Parmalat.
Sono i Tronchetti Provera.
Re del passivo.
Sono i Tanzi.
Re del sottrarre.
Perche' il ladro ruba.
Il milionario sottrae.

L'Australia.
Questo continente meraviglioso.
Nella sua bellezza ha mille e piu' controsensi.
Cose che a volte non mi piacciono.

Ma questo attacamento di ogni australiano al proprio stato e' una cosa davvero grandiosa.
E' bello vedere che un continente.
Al di la' di convinzioni politiche cerca di remare dalla stessa parte.
Che a volte il colpo di remi piu' forte del mondo non e' un qalcosa di trascendentale.
E' una signora di settant'anni che al supermercato si mette gli ochiali da vista per leggere se quello yogurt l'anno prodotto nel suo paese.

Come quando io e mia nonna andavamo a comprare le uova dalla Sciura Rina di Verghera.

lunedì, febbraio 05, 2007

Una festa a lungo attesa

Festa in maschera.
Una di quelle che animano le serate all'Old Fire.
Il tema sono i personaggi dei cartoni animati.
Settanta pazzi vestiti dal ridere.
Asterix e Obelix si sono classificati terzi.
Indovinate chi era Asterix...
Gallia Power!


Asterix (io...) e Stevie Silver Surfer


Tom Sawier... Armand


Paperino alcoolic


Aline l'ape Maya


Alcoolic Hook


Brazzo di ferro


Flintestones e fatine


Tim Burton's Sally (fuori classifica... fa la costumista e truccatrice di professione)


Uno dei migliori


Super Mario (Luigi e' stato ritrovato la mattina addormentato in bagno... tu chiamala se vuoi... deformazione personale)


Dr. Zoitberg


Il piu' incredibile degli incredibili Hulk


Asterix Riccardo e Obelix Richard from England



E infine il vincitore.
Il fantastico Bender!!!
Non si vede, ma dalla pancia usciva la sacchetta di vino incorporato.

Fremantle again


Il faro di Fremantle

Fremantle.
Parte seconda.

Sembra ieri.
Ma di mesi ne sono passati otto.
Che vorresti ingabbiarlo.
Mettergli una palla al piede.
O farlo marcare da Cannavaro.
Ma lui corre sempre e te sei il Bianconiglio.
Sottindendo al tempo.

Ed e' strano avere la sensazione di tornare a casa quando dalla casa vera ci sei a ventimila chilometri.
Questa citta' e' speciale a dismisura.
Forse soltanto per me.
Citta' fortunata.
La citta' che mi ha dato il benvenuto in questo continente delle meraviglie.
La citta' che mi ha detto: "Italia campione del mondo".
La citta' che mi ha fatto scoprire il posto che sognavo di creare.
L'Old Fire Station.
E arrivare con facce sorridenti che ti dicono "Welcome back Riccardo" e' quasi troppo.
Citta' che ha qualcosa di magico.
Citta' dove una macchina fotografica praticamente defunta torna a vivere.
Dove un van eroico, il cui motore corre a due cilindri invece che quattro, torna a rombare come una gran turismo.
Citta' dove ritrovi amici speciali che hai lasciato alcuni mesi prima.
Che come per crisi di astinenza sono tutti ritornati a casa base.
E molti per la verita' non se ne sono mai nemmeno andati.

Citta' che sa di Cottesloe Beach.
Quando hai voglia stare in compagnia.
Scarborough.
Quando hai voglia di vedere un mare incazzato e affascinante.
E poi North Fremantle.
Quando hai voglia di stare da solo.
E farti un bagno assieme ai delfini dopo una giornata di lavoro.
Tutto nel raggio di quindici chilometri.

E poi un ultima cosa.
Una cosa che mi ha fatto invidia, ma anche un piacere infinito.
Una di quelle cose che di solito tieni per te.
Una di quelle cose che scrivi sulle pagine del diario.
Non su un blog.

Alex.
Il manager dell' Old Fire Station.
Viene da me una mattina mentre faccio colazione.
Mi mette davanti la sua tazza di caffe' e mi chiede: "Riccardo, ma e' tutto vero?"
Lo guardo strano.
E lui mi fa, guardando la sala dell' Old Fire.
"No perche' e' troppo bello per essere vero".

Respiro profondo.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' una gran turismo coll' adesivo dell'Alpine.

Nullarbor



Nullarbor Plain.
Dove non crescono le piante.

Solo sterpaglia, prateria, bush.
Plain.
Piatto come un tavolo da biliardo.
Il dettaglio e' la grandezza.
Spagna, Portogallo e Francia tutti assieme appassionatamente.
Tre fusi orari.
Abitanti.
Non piu' di mille.
Roadhouse a duecento chilometri l'uno dall'altro.
Giusto per dar da bere a Forrest.
E in mezzo il nulla.
Un nulla apparente.
Perche' come al solito la natura vince.
Basta fermarsi e camminare a poche decine di metri dalla strada.
La vita tra i fili d'erba secchi e' grandiosa.
Serpenti, ragni, bisce, lucertole e formiche giganti.
Giganti nel senso di cinque centimetri!
E la notte si balla.
Opossum, conigli, gatti selvatici.
Canguri e Wallabies a non finire.
Il cielo e' Falchi e a volte Aquile.

Ma c'e' di piu'...



I cammelli.
Mamma li turchi.
Guidare per ore nel mezzo del deserto australiano e incrociare un cammello.
Che il sole sembra farti brutti scherzi.
In realta' i cammelli in Australia hanno una storia bizzarra.
Anni fa ci fu un'ondata migratoria di Afghani.
Alcuni attratti come molti dalla Gold rush (la corsa all'oro).
Altri attratti dai soldi del governo che stava costruendo la ferrovia piu' pazza del mondo.
E quale animale migliore del cammello per lavorare a sessanta gradi?
Finiti i lavori ci fu un piccolo problema.
Le jeep per tornare ad Adelaide erano una decina.
Gli uomini da trasportare circa cinquanta.
I cammelli duecento.
Si narra di fatiche immense.
Tutte volte a caricare su ogni jeep otto uomini e sessanta cammelli.
Purtroppo il campione del mondo di Tetris sarebbe nato alcuni anni dopo.
Dopo ore e ore di consiglio si decise di lasciare i cammelli liberi di girovagare nel deserto.
Ai cammelli il deserto ci piacque a dismisura.
Trovata una piccola Oasi ci costruirono un Resort.
E si ritirarono a meditare.
Vabbe' dai.
Non solo meditare, viste le colonie di piccoli cammellini.

Un'altra storia assurda sul Nullarbor e' quella dei conigli.
Fine Ottocento inizo Novecento un certo signor inglese che si chiamava James Non Mi Ricordo Il Cognome decise di emigrare in Australia.
Nella sua valigia c'erano: una mazza da cricket, un cappello bianco da cricket, una tuta bianca da cricket, delle scarpe bianche da cricket, i panini e le birre che avrebbe consumato durante la bianca partita di cricket.
Fin qui nulla di male.
Purtroppo nella mano sinistra, oltre al biglietto della nave, aveva una gabbietta contenente dodici piccoli coniglietti.
I nomi erano: Attila, Adolf, Caligola, Saddam, Gustavo, Pol Pet, Benny e cinque conigliette che a detta di tutti erano davvero delle bombe.
Le piccole sette furie, infiammate dalle rispettive cinque fidanzate, dichiararono una festa grande della durata di cinque giorni.
Si narra di bevute epiche.
E di dopo bevute ancora piu' grandiose.
La festa si prolungo' per una decina di anni.
Il risultato furono alcune nascite, come dire, non desiderate.
Dopo dieci anni i conigli erano dieci milioni.
Per davvero.
Che senza un vero e proprio predatore divennero i cento milioni che popolano ora il Nullarbor.
Con risultati sulla vegetazione a dir poco devastanti.
Che manco se aveste messo assieme Attila, Adolf, Caligola...ops... ahhhhhhh!!!

E fa effetto leggere di monumenti dedicati ai primi cacciatori di conigli.
Rabbit Hunter.
Eroi a loro modo di un ambiente che doveva ripulirsi dalla fauna d'importazione.



Il Nullarbor poi detiene un record.
Il longest straight strech of australia.
Il tratto di strada perfettamente rettilineo piu' lungo del continente.
146,6 chilometri senza una curva.
Dritti come un binario.



Purtoppo questa e il Nullarbor stesso sono un'altra di quelle cose che non ci sono ne parole ne foto.
E non lo dico per fare invidia alla gente.
O per fare quello che ha fatto esperienze inenarrabili.
Il fatto e' finche' non ci sei dentro al cento per cento.
Su una strada che e' strada e pista d'atterragio degli aerei.
Con il sole che va giu' piano piano piano tingendo tutto di rosso.
Che magari sei nel tratto che costeggia l'Oceano del sud a sessanta metri d'altezza sul fiordo che si butta a picco nel mare.
Con il vento fresco che ti arriva dopo una giornata torrida.
Con la luna piena da una parte e il sole infuocato dall'altra.
E i Sigur Ros da sottofondo.
Allora e' davvero impossibile trasmetterlo.

Vi vorrei qua con me.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' fauna da importazione.

mercoledì, gennaio 10, 2007

Great Ocean Road


Twelve Apostles

Great Ocean Road.
La strada che da Melbourne ti porta verso Adelaide.

Uno di quei pochi posti che nonostante la nomea di "luogo turistico" ti da tanto.
Dal nome si capisce.
La strada corre a poche decine di Metri dall'Oceano del Sud.
Ad ogni curva la vista cambia di molto.
Gole che si buttano a picco nel mare.
Spiagge bianchissime.
Tratti immersi nella foresta.
Con cartelli che ogni tanto ti ricordano che in Australia si guida a sinistra.
Forse perche' ci sono troppi italiani da queste parti.
E ogni tanto se lo dimenticano.



E poi la strada inizia a salire.
Una pendenza impercettibile.
Ma il mare cominci a vederlo dall'alto.
Segno che il tratto di costa si sta trasformando in fiordo.
Fino ad arrivare all'attrazione principale di tutta la Great Ocean Road.
I dodici apostoli.
Rocce impressionati che si bagnano nel mare.
Uno dei luoghi piu' fotografati al mondo.
Uno dei simboli piu' riconoscibili nell'universo delle immagini australiane.



E a dire la verita' il posto varia incredibilmente a seconda dell'ora in cui arrivi.
Alle cinque, quando il sole e' ancora alto e il caldo si fa insopportabile, con milioni di mosche che ti entrano neglio occhi, nel naso e nelle orecchie, purtroppo e' impossibile apprezzare.
Ma quando il sole inizia a scendere.
Il vento ti rinfresca.
E le mosche vanno a dormire.
Allora inizia lo spettacolo.
Le rocce, rese umide dalle onde che si infrangono ai loro piedi rilettono la luce magica di un sole che se sta andando.
E la vista e' davvero di quelle indimenticabili.
Con un gruppo di pinguini che giocano a tuffarsi nelle onde.
Happy feet.



Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' la voce di Robert de Niro.

Melbourne (inframezzo)

Melbourne.
Partenze e ritorni.
Troppo poco il tempo passato in questa citta' per averne un'idea.
Solo tanti spunti.
Frame.
Il fatto che e' la porta per il paradiso della Tasmania le fa guadagnare punti importanti.

Quello che ti colpisce di Melbourne e' la varieta' e la coesistenza di un numero infinito di popoli.
Una Babele moderna.
Ogni quartiere ti proietta in altre parti del mondo.
Il quartiere greco coi nomi che sembra essere nell'Iliade.
E quello tedesco.
Ordinato e luccicante.
Alla faccia dei luoghi comuni.
Toorak.
Che ti sembra di essere a Beverly Hills.
Case di celebrita'.
Lygon Street e i mille ristoranti italiani.
E poi Queen Victoria Market.
Dove Cinesi, Koreani e altre mille nazionalita' si contendono quote di mercato.

Poi Melbourne vibra di musica.
Nei suoi locali hanno debuttato band storiche come gli AcDc.
E band promettenti come i Jet.
Ma per la musica vi consiglio il blog di Luca.
www.musicomane-musicomane.blogspot.com
Detto Musicomane.
Fresco fresco di arrivo agli antipodi.
Col suo amico Gio.
A presto il link del suo blog.
On line da Melbourne.

E infine la chicca.
Una di quelle cose che sulle guide turistiche non troverete mai.
Ma che solo lei vale il biglietto di aereo Milano-Melbourne.
Quartiere Brunswick.
Il negozio di letti di Franco Cozzo.
L'essenza dell'Italianita'.
Quella che nel bene e nel male ci ha reso famosi nel mondo.
L'italia dei mercati, delle urla e del marzapane.
Un negozio assurdo.
Da scommetterci.
Che se fosse tra la Torre Eiffel, San Pietro e il Duomo.
Attirerebbe comunque la vostra attenzioni.
Letti bianco avorio.
Baldacchini con tendoni damascati.
Colonne romane con tanto di capitello.
Lettighe d'altri secoli.
Tutto luccicante.
Che il desiderio di entrare a chiedere di Franco Cozzo diventa pressante.
Io pero' il coraggio stavolta non l'ho avuto.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog e' nella sua fase Dorico Corinzia.

L' animale piu' strano


Becco di un papero


Coda di lontra


Zampa da mmmbuto

Foto rubatissime.
E' troppo veloce.
Per spiegazioni leggere sotto.
Ciao!

Diavoli e (quasi) Paperi


Tasmanian Devil

Tasmania.
E vita selvatica.


Wedge Tailed Eagles (una bomba)

Avevo sei anni.
In centro a Gallarate.
A spasso con mio papa' la domenica mattina.
Quella che sa di aria fresca d'inverno e sole negli occhi.
Che si passa davanti all'edicola.
Mi compra un album delle figurine.
Tema.
La natura.
Apriamo il pacchetto di figurine in omaggio nell'album.
La prima raffigura un animale strano.
Il piu' strano in assoluto.
Un'invenzione incomprensibile.
Ornitorinco.
Un mammifero che vive nell'aqcua.
Depone le uova.
Allatta i piccoli.
Ha i piedi da talpa.
La coda da lontra.
E il becco da papero.
Un collage della natura.
Perche' la natura non butta via niente.
Con i pezzi di scorta si inventa una delle creature piu' incredibili del pianeta.
Che abita la Tasmania e i suoi mille fiumi.


La sera leoni..


La mattina...

E poi.
Il Diavolo della Tasmania.
Il filosofo Kierkegaard aveva un idea sull'inquietudine.
La chiamava "il pungolo nelle carni".
Quel qualcosa che ti tormenta dentro.
Il diavolo della Tasmania sembra averne in corpo trenta.
Di questi pungoli.
Non puo' stare fermo.
E' combattuto.
Corre, salta.
Lotta.
E poi urla.
Versi tremendi.
Che non te lo aspetti.
Perche' sembra un orsetto.
Da farci i peluche per i bambini.


Tazzie

Storie di apparenze che ingannano.
Ancora una volta.
Vive soltanto in Tasmania.
Da qui il nome.
Dopo un periodo in cui era vicino all'estinzione ora sembra essere in ripresa.
Magari i mercati mondiali dovrebbero chiedergli un consiglio.

Stay tuned.
Che chi non viene sul blog lavora per la Enron.

Corsi e ricorsi


Monte Fato

Tasmania.
Cradle Mountain.
Ancora una volta.

Il bello della Tasmania e' la concentrazione spropositata di posti bellissimi.
Il che vuol dire.
Pochi chilometri di guida.
E una serie di posti da visitare praticamente illimitati.
Ma c'e' di piu'.
Se ti e' piaciuto un luogo.
Anche se ti trovi dall'altra parte dell'Isola, puoi tornarci in un paio d'ore.


Vetta

Il Cradle Mountain ad esempio.
La prima volta che abbiamo tentato la scalata del monte, siamo stati traditi dal ginocchio del mio amico Oualid.
Ma stavolta no.
Stavolta la vetta andava raggiunta.
Anche se in solitaria.
Un cammino duro.
Che si trasforma metro dopo metro in scalata vera e propria.
Fatica e sudore.
Con l'aria gelida che ti pulisce pure i pensieri dal tanto che ti entra dentro.
E poi la neve a meta' percorso.
Un bianco natale.
Anche se a ventimila chilometri da casa.
A stagioni invertite.


Merry Xmas

E poi un altro poi.
La vetta.
Con le nuvole che se ne vanno piano piano.
Il cielo che apre il sipario sulla scena.
Panorama atto secondo.


Piu' in alto di tutto

Vette all'orizzonte e silenzio.
Che la sola vista dei mille laghi che ti circondano.
Ti ricaricano il serbatoio della voglia.

lunedì, dicembre 25, 2006

Max e Rosie



Tasmania.
Sempre un po' piu' su.

Sulla strada accadono cose strane.
Oggi ne e' successa una bellissima.

E' successo che mentre guidavo a fianco della foce del fiume Huon vedo un panorama bellissimo.
Purtroppo la strada e' stretta e devo fare duecento metri prima di trovare uno spiazzo dove parcheggiare Forrest.
Prendo la macchina fotografica, chiudo il furgone, mi giro e vedo schizzare una macchina grigia che mi inchioda davanti.
Scende un signore sui settanta iper atletico che mi guarda e sta zitto.
Appena faccio per dire qualcosa mi blocca e mi dice.

Dai! Salta in macchina che da casa mia il lago si vede meglio.


El sciur Max

Guardo su per la strada e vedo la moglie che mi saluta sbracciandosi.
Mi da un passaggio fino a casa sua e mi fa fare il giro turistico della proprieta'.
Mi suggerisce pure degli angoli che secondo lui grantiscono uno scatto "dramatic".


Il giardino

Mi lascia per qualche minuto.
Io nel frattempo scatto un po' di foto.
Dopo un po' torna per dirmi che il caffe' e' pronto.
Pazzesco.
Facciamo colazione tutti e tre assieme col cane che tenta di rubarmi la torta allo zenzero preparata da Rosie.
Voglio dire.
La torta allo zenzero preparata da Rosie.
E' il titolo di una puntata della Casa nella Prateria.

Loro si chiamano Max e Rosie Johnston.
Lui e' un ex colonnello dell'esercito.
Lei e' la donna piu' dolce che si possa incontrare.
E basta guardare il giardino per capirlo.
Originari di Melbourne, dopo aver girovagato tutta la vita per l'Australia, tra una base militare e l'altra, partono alla ricerca del luogo dove passare la propria vecchiaia assieme.
Dopo due anni di ricerca lo trovano.
Un posto magico.
Una casa da favola Sulle rive di un fiume che sta diventando mare.
Acqua salata a destra, acqua dolce a sinistra.
Una vista mozzafiato.
Ma una cosa ben piu' importante.
Hanno trovato il proprio paradiso e ti ci fanno entrare a vederlo.
A goderne un pochino pure te.